Roma La casa dell’affettività, Rebibbia

Rebibbia, periferia Nord-Est di Roma. Un muro si estende per circa 800 metri di lunghezza. È quello che delimita il Carcere di Rebibbia dal tessuto residenziale adiacente, segnando una netta cesura tra le parti. Questo è il luogo in cui a dominare è la cultura dell’isolamento, fortemente impattante dall’esterno, duramente percepibile all’interno, a causa della difficoltà dei rapporti interpersonali tra detenuti.

Il progetto interessa la Casa Circondariale Femminile, uno degli istituti di pena del complesso di Rebibbia ed uno dei quattro istituti femminili presenti in tutta Italia. Data la scarsità delle strutture sul territorio, molte detenute scontano la propria pena lontane dall’ambiente di provenienza, convivendo quotidianamente con una duplice colpevolezza, quella dovuta al reato commesso e quella derivante dalla consapevolezza di non poter svolgere un ruolo portante nel nucleo familiare.
Ai fini del mantenimento dei rapporti tra le detenute e gli affetti al di fuori del carcere, interviene la Casa dell’Affettività: un luogo di incontro tra detenute e famiglie che non sia quello anonimo e sorvegliato dei colloqui tradizionali, ma uno spazio che ricrei la dimensione domestica, che ricostituisca momentaneamente il nucleo familiare e che permetta alle detenute di mantenere un ruolo all’interno di esso, favorendone la riabilitazione e la reintegrazione.

La Casa dell'Affettività, Rebibbia
Il racconto attraverso le immagini

Si tratta di piccole cose che portano con sè i valori dell'assoluto

Renzo Piano

La mappa dei progetti
nella città di Roma

I progetti

La squadra Il gruppo di lavoro di Rebibbia – Roma

dettaglio